Nel nostro articolo sui condizionali con if abbiamo visto come l'inglese usi la grammatica per allontanarsi dalla realtà: un passo indietro nel tempo per ogni livello di irrealtà. Il past simple per il presente immaginario, il past perfect per il passato che non è stato. Se avete capito quella logica, questo articolo vi sembrerà quasi familiare - perché wish funziona esattamente allo stesso modo. Anzi, è il cugino stretto del secondo e del terzo condizionale, solo più breve, più diretto e molto più emotivo.
Prima di tutto, una distinzione importante. Wish esiste in inglese anche come verbo normalissimo, quello degli auguri: I wish you a Merry Christmas, We wish you a happy birthday, I wish you luck. In questi casi wish significa semplicemente augurare: ha un oggetto diretto, si coniuga come qualsiasi altro verbo, e non c'è nessuna irrealtà. Questo uso lo conoscono tutti, e non crea problemi.
L'argomento di questo articolo è un altro wish: quello che esprime un desiderio irreale o un rimpianto - vorrei essere più alto, vorrei non aver detto quella cosa. Qui wish è seguito da una frase intera, non da un oggetto, e quella frase va al congiuntivo ipotetico, esattamente come la clausola con if nei condizionali. Ed è qui che gli studenti italiani perdono sicurezza, perché dopo wish l'inglese chiede un tempo verbale che sembra sbagliato: si parla del presente, ma il verbo è al passato; si parla del passato, ma il verbo va ancora più indietro. È la stessa trappola del secondo condizionale, e vale la pena affrontarla una volta per tutte.
In questo articolo vedremo i tre usi principali di wish - per il presente, per il passato e per le cose che vorremmo cambiare - la logica che li tiene insieme, qualche canzone che li canta da decenni, e poi una piccola espressione che vale oro nella conversazione reale: You wish!

Wish + past simple - desideri per il presente
Il primo uso di wish serve a parlare di qualcosa che vorremmo fosse diverso adesso. Non sta succedendo, non è così, e lo rimpiangiamo. La struttura è:
Wish + past simple
I wish I had more time.
I wish I spoke Spanish.
She wishes she lived by the sea.
We wish we didn't have to work on Saturday.
Notate la forma: had, spoke, lived, didn't have. Sono tutti past simple, eppure nessuna di queste frasi parla del passato. I wish I had more time significa vorrei avere più tempo - ora, in questo momento, non ieri. È esattamente lo stesso meccanismo del secondo condizionale: l'inglese prende in prestito il passato per segnalare che siamo usciti dalla realtà presente. In termini tecnici, anche qui si tratta del past subjunctive, il congiuntivo che in italiano esprimiamo con vorrei che fosse, vorrei avere.
Se vi aiuta, pensatela così: ogni frase con wish + past simple nasconde un secondo condizionale. I wish I had more time è la versione compressa di If I had more time, I would do so many things. La clausola con if è identica. Chi padroneggia il secondo condizionale ha già fatto metà del lavoro.
E come nel secondo condizionale, con il verbo be la forma corretta è were per tutte le persone, almeno nell'inglese curato: I wish I were taller, I wish it were Friday, I wish she were here. Nella conversazione informale sentirete spessissimo I wish I was taller, ed è perfettamente accettato nel parlato. Ma in un contesto formale, in un esame o in una email di lavoro, were resta la scelta sicura.
Un ultimo dettaglio pratico: wish in questo senso si può sostituire con if only, che ha lo stesso significato ma un tono un po' più intenso, quasi un sospiro. If only I had more time! La grammatica non cambia, cambia solo l'enfasi.
Attenzione però a non confondere wish con hope. In italiano spero che tu passi l'esame e vorrei che fosse venerdì sembrano cugini, ma in inglese sono due mondi: hope serve per i desideri realistici, ancora possibili (I hope you pass the exam), wish per quelli irreali o impossibili (I wish it were Friday). La regola pratica: se potete ancora augurarlo, è hope; se lo rimpiangete, è wish. E infatti hope non fa nessun passo indietro - si usa con il presente o il futuro, come in italiano.

Wish + past perfect - rimpianti per il passato
Il secondo uso di wish guarda indietro. Qualcosa è successo (o non è successo), non possiamo più cambiarlo, e lo rimpiangiamo. Qui la grammatica fa il suo passo in più: come nel terzo condizionale, il past simple è già "occupato" dal presente, e quindi per il passato l'inglese usa il past perfect.
Wish + past perfect (had + past participle)
I wish I had studied more at school.
I wish I hadn't said that.
He wishes he had taken that job in Milan.
We wish we had booked earlier - the hotel was full.
Anche qui vale la stessa osservazione: I wish I hadn't said that è la versione compressa di If I hadn't said that, things would have been different. La clausola con if del terzo condizionale e la frase con wish sono costruite con lo stesso mattone - had + past participle - e non è un caso. È lo stesso sistema, un passo indietro ad ogni livello di irrealtà.
Questo è l'uso di wish che gli studenti italiani tendono a sbagliare di più, e il motivo è semplice: in italiano diciamo vorrei aver studiato di più, con un infinito passato, e la tentazione è di tradurlo letteralmente con I wish to have studied more - che in inglese semplicemente non esiste. Oppure, più spesso, si usa il past simple per il passato (I wish I studied more at school), che un madrelingua capisce come un desiderio presente, un po' strano, su una scuola che non frequentate più.
La buona notizia è la stessa del terzo condizionale: il meccanismo è lungo da costruire, ma il significato è chiarissimo. Se la frase parla di qualcosa che è già successo, wish vuole had + past participle. Punto. E nella lingua parlata had si contrae quasi sempre - I wish I'd studied more, I wish I'd known, I wish we'd left earlier - quindi quando ascoltate un madrelingua, quel piccolo 'd dopo il soggetto è il segnale che siamo nel passato. (Attenzione: I wish I'd qui è I had, non I would. Ne parliamo tra un attimo.)

Wish + would - quando vorremmo che qualcosa cambiasse
C'è un terzo uso di wish, meno noto ma frequentissimo nella vita reale, e soprattutto nelle lamentele. Si usa quando vogliamo che qualcuno (o qualcosa) smetta di fare una cosa, o inizi a farla. Non è un desiderio sullo stato delle cose, ma sul comportamento.
Wish + would + infinitive
I wish you would listen to me.
I wish he wouldn't interrupt all the time.
I wish it would stop raining.
I wish the neighbours would turn the music down.
La sfumatura è di irritazione, di impazienza. I wish you would listen to me non è un desiderio astratto - è una frase che si dice a qualcuno che, in quel momento, non sta ascoltando. Per questo wish + would si usa quasi sempre con un soggetto diverso da chi parla: ci lamentiamo di qualcun altro, del tempo, del traffico, del computer che non funziona. Dire I wish I would suona strano proprio perché non ha senso irritarsi con sé stessi per qualcosa che potremmo semplicemente decidere di fare.
Ed è qui che torna l'avvertimento di prima. Nella forma contratta, 'd può essere sia had sia would, e il contesto decide:
I wish you'd told me = I wish you had told me - rimpianto per il passato, non me l'hai detto
I wish you'd tell me = I wish you would tell me - irritazione nel presente, dimmelo!
La differenza sta tutta nel verbo che segue: participio passato (told) dopo had, infinito (tell) dopo would. All'ascolto è un dettaglio minuscolo, ma cambia completamente il senso della frase.
La logica nascosta: sempre un passo indietro
Fermiamoci un attimo, perché qui c'è il punto che vale tutto l'articolo. Dopo wish la grammatica non segue il tempo di cui parliamo: fa un passo indietro rispetto a quel tempo. È lo stesso principio che abbiamo visto nei condizionali, e il disegno qui sotto lo mostra meglio di qualsiasi spiegazione.
Parlate del presente? Il verbo va al past simple. Parlate del passato? Il verbo va ancora più indietro, al past perfect. Il present simple, che in italiano sarebbe il tempo più naturale (vorrei avere, vorrei essere), dopo wish semplicemente non si usa mai. Ogni volta che vi trovate a dire I wish I have o I wish I am, fermatevi: quel verbo deve fare un passo indietro.
Il motivo è lo stesso dei condizionali: il passato grammaticale è il modo in cui l'inglese segnala la distanza dalla realtà. I wish I had more time non è passato - è irreale. E I wish I hadn't said that non è "più passato" - è irreale e nel passato, quindi due passi indietro rispetto al presente reale. Se tenete a mente questo schema, le tre strutture di wish smettono di essere tre regole e diventano una sola.

"You wish!" - due parole che valgono una frase intera
E ora un'espressione che non troverete in molti libri di grammatica, ma che sentirete continuamente in film, serie TV e conversazioni tra amici: You wish!
Sono due parole, e la traduzione più fedele è ti piacerebbe! - oppure magari!, te lo sogni!, campa cavallo!. Si usa come risposta ironica a qualcuno che dice una cosa che, secondo voi, non succederà mai - o che non è vera.
"I'm going to beat you at tennis this time."
"You wish!"
"I think she likes me."
"You wish!"
"I'll be fluent in English by Christmas."
"You wish!"
La logica grammaticale è elegante, e collega tutto quello che abbiamo visto finora. You wish è letteralmente tu lo desideri - cioè è un desiderio, non la realtà. È come dire: quella frase andrebbe costruita con wish + past simple, perché è irreale. Chi risponde You wish! sta, in un certo senso, correggendo la grammatica dell'altro: non I'm going to beat you, ma I wish I could beat you.
Il tono è scherzoso, quasi sempre tra persone che si conoscono bene. Non è un'espressione da riunione di lavoro - a meno che non siate molto in confidenza con i colleghi. Ma in una conversazione informale è perfetta: è breve, naturale, e dimostra una padronanza dell'inglese parlato che va oltre la grammatica dei libri. Potete anche sentirla in terza persona (He thinks he'll get the promotion. He wishes!) o rivolta a sé stessi, con autoironia: Am I going to the gym tomorrow? I wish.
Un paio di cugine di You wish! che vale la pena conoscere:
In your dreams! - identica nel significato, forse ancora più diretta.
Dream on! - continua pure a sognare, con un pizzico in più di sarcasmo.
I wish! - detto di sé stessi, significa magari fosse così. "Are you on holiday next week?" "I wish!"
Tutte e tre si muovono nello stesso territorio: la distanza tra ciò che qualcuno vorrebbe e ciò che è. Che è, in fondo, esattamente il territorio di wish.
Wish nella musica
Se i condizionali sono amati dai cantautori, wish lo è ancora di più - perché è la parola della nostalgia, del rimpianto e del desiderio, cioè di quasi tutte le canzoni mai scritte. E tre classici, uno per ogni struttura, dimostrano che quello che abbiamo visto non è teoria da libro di grammatica.
Pink Floyd - Wish You Were Here (1975). Il titolo è già la lezione: wish + past simple, con il congiuntivo were in tutta la sua forma classica. Non parla del passato - parla di un'assenza nel presente, di qualcuno che non c'è e che si vorrebbe qui, adesso. È probabilmente l'esempio di wish più cantato al mondo, e la frase da ricordare quando vi viene il dubbio su was o were. Dopo cinquant'anni ha persino ricevuto il suo primo video ufficiale.

Stevie Wonder - I Wish (1976). Qui il desiderio è rivolto all'infanzia, e il ritornello vorrebbe che quei giorni potessero tornare: wish + could. Notate che could è la forma passata di can, quindi anche con i modali vale la stessa regola - un passo indietro. Il resto della canzone è un piccolo manuale di past simple, perché racconta com'era la vita da bambino, e il contrasto fra i ricordi reali (past simple per il passato vero) e il desiderio irreale (could per il presente impossibile) è un ottimo esercizio di ascolto.
The Temptations - I Wish It Would Rain (1967). Il terzo uso, servito dal titolo: wish + would. Chi canta vorrebbe che piovesse, perché la pioggia nasconderebbe le lacrime. È il would del cambiamento che si desidera e non si controlla - esattamente come I wish it would stop raining, solo al contrario.
Tre canzoni, tre strutture, zero regole da memorizzare: were per il presente, could e had per ciò che non c'è più o non si può, would per ciò che vorremmo cambiasse. Ascoltatele con questo in mente e wish non vi sembrerà più così strano.
Conclusione - un sistema, non una regola in più
Se avete letto l'articolo sui condizionali, avrete notato che non c'è quasi nulla di nuovo qui. Wish non aggiunge una regola alla lista: applica la stessa logica che avete già incontrato - un passo indietro per il presente irreale, due per il passato irreale - a una parola sola. Chi ha capito il secondo e il terzo condizionale ha già capito wish; deve solo abituarsi a vederlo senza if.
Il consiglio pratico è lo stesso di sempre: non studiate le tre strutture in astratto, usatele. Pensate a tre cose che vorreste fossero diverse oggi (I wish I...), a due cose che rimpiangete della settimana scorsa (I wish I had...), e a una persona che vorreste smettesse di fare qualcosa (I wish you would...). Ditele ad alta voce. E la prossima volta che qualcuno vi annuncia con grande sicurezza che vi batterà a padel, sapete già cosa rispondere.







