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LANGUAGE FOCUS | Shall

Scritto da Joe Lang | 05/02/26 11.47

Per molti italiani che studiano l'inglese, “shall” è una di quelle parole che sembrano un po' fuori posto. Si usa solo ogni tanto, spesso in contesti più formali o nell'inglese britannico, e di solito solo quando gli studenti hanno finalmente imparato a usare ‘will’ per parlare del futuro. Per questo motivo, “shall” è spesso visto come antiquato, inutile o semplicemente non degno di attenzione.

Ciò che rende interessante “shall”, però, non è il modo in cui esprime il futuro: nell'inglese moderno, questa è raramente la sua funzione principale. Il suo vero valore sta nel modo in cui influenza l'interazione tra chi parla. Piuttosto che descrivere ciò che accadrà (will) , “shall” aiuta chi parla a gestire le relazioni, a mostrare coinvolgimento e a coinvolgere l'altra persona in una decisione. In altre parole, “shall” ha meno a che fare con la grammatica e più con la comunicazione, ed è proprio per questo che ha ancora un posto nell'inglese contemporaneo, soprattutto nell'uso britannico.

A peggiorare le cose, per molti anni l'approccio “vecchia scuola” all'insegnamento di “shall” era quello di considerarlo semplicemente una versione più formale di ‘will’. Anche se questo è in parte vero dal punto di vista tecnico-grammaticale, non aiuta molto a capire quando è meglio usare “shall” nella pratica.

Capire “shall” non significa tanto memorizzare regole quanto riconoscere il tono, l'intenzione e il contesto. Una volta che smetti di considerarlo un “tempo futuro” (non lo è: è un verbo ausiliare modale come altri che abbiamo visto in questa serie) e inizi a vederlo come uno strumento di comunicazione, diventa molto più facile da gestire.

Perché “shall” può sembrare innaturale agli studenti italiani

L'italiano esprime il futuro in modo diretto e semplice. Si sceglie il tempo futuro e il significato è solitamente chiaro. L'inglese, invece, preferisce comunicare idee future attraverso la pianificazione, l'intenzione, il processo decisionale, la possibilità e così via. È qui che entra in gioco “shall”, non come descrizione neutra del futuro, ma come segnale di come chi parla si posiziona in una conversazione.

Per chi studia l'italiano, questo è un territorio scomodo. “Shall” non si traduce chiaramente in una singola parola italiana. Spesso corrisponde invece a espressioni di suggerimento, proposta o coinvolgimento cortese, che in italiano sono gestite in modo molto diverso. Di conseguenza, gli studenti lo usano troppo in contesti sbagliati o lo evitano del tutto.

‘Shall’ come strumento sociale, non come indicatore temporale

Nell'inglese moderno, “shall” è usato raramente solo per parlare del futuro. Questo compito è svolto in gran parte da “will”, dal presente progressivo e da “going to”. ‘Shall’ sopravvive perché ha una funzione sociale. Permette a chi parla di coinvolgere un'altra persona, di far avanzare delicatamente la conversazione o di offrire aiuto senza sembrare troppo diretto. Quando viene usato in questo modo, “shall” crea un senso di decisione condivisa. Non impone un'azione né descrive un piano già deciso.

Al contrario, apre uno spazio di conversazione in cui entrambi gli interlocutori sono invitati a raggiungere un accordo. Questo è il motivo per cui “shall” è particolarmente comune nell'inglese britannico, dove l'essere indiretti e la cortesia rivestono un ruolo culturale importante.

Da questo punto di vista, “shall” ha meno a che fare con la grammatica e più con la gestione delle relazioni.

“Shall” nelle richieste in prima e terza persona singolare

Uno dei motivi per cui “shall” crea confusione è che ha due personalità molto diverse. Nell'inglese parlato di tutti i giorni, specialmente nelle domande, suona educato, collaborativo e inclusivo:

Shall we go to the cinema this weekend?

Ci va di andare al cinema questo weekend?

Shall we schedule another call?

Fissiamo un'altra chiamata?

 

Shall I…? — Offrirsi di assumersi la responsabilità

Quando usiamo “shall” nella prima persona singolare, di solito ci stiamo offrendo di fare qualcosa noi stessi. Chi parla non sta imponendo un'azione a qualcun altro, ma si sta offrendo volontario.

Questo rende ‘shall’ educato e non minaccioso. Chi ascolta è libero di accettare o rifiutare, e chi parla si prende la piena responsabilità dell'azione. In inglese, questo si allinea perfettamente con la funzione sociale di “shall” come modale collaborativo.

Dal punto di vista italiano, “shall I...?” spesso corrisponde a:

“Vuoi che...?”

“Posso...?”

“Che faccio...?”

Il punto chiave è che il potere rimane all'ascoltatore, non a chi parla.

 

Shall we…? — Decisione condivisa

Nella prima persona plurale, shall diventa ancora più naturale perché include esplicitamente sia chi parla che chi ascolta. Shall we…? crea un senso di uguaglianza.

Ecco perché è estremamente comune nelle riunioni, nelle aule scolastiche e nelle situazioni sociali. Chi parla non sta dando un ordine o dichiarando un piano, ma sta invitando a raggiungere un accordo.

In termini comunicativi, shall we:

  • distribuisce la responsabilità
  • evita comandi diretti
  • incoraggia la cooperazione

A prima vista, può sembrare strano che “shall” sembri più naturale con “I” e “we” nelle richieste, mentre suona insolito o addirittura forte con “you”. Il motivo non è grammaticale, ma pragmatico. In altre parole, riguarda chi controlla l'azione e come viene condivisa la responsabilità.

 

Shall nel linguaggio formale (You shall ecc.)

Nell'inglese scritto formale, tuttavia, “shall” diventa deciso e autorevole. Ciò è particolarmente vero in:

  • linguaggio giuridico e contratti
  • istruzioni formali
  • contesti drammatici o retorici

In questa seconda versione, la chiarezza e l'obbligo contano più della cordialità. Qui, shall esprime un dovere piuttosto che un suggerimento:

Employees shall wear protective equipment (= they shall/they must)

I dipendenti devono indossare dispositivi di protezione.

Payment shall be made within 30 days (= by you)

Il pagamento deve essere effettuato entro 30 giorni.

 

Per chi sta imparando, questo contrasto può essere sorprendente: come può la stessa parola suonare cortese in un contesto e severa in un altro?

La risposta sta nel registro. L'inglese spesso riutilizza le stesse forme grammaticali per scopi comunicativi molto diversi. Shall si adatta all'ambiente in cui viene usato, e capire questa flessibilità è fondamentale per padroneggiarlo.

Questo perché shall ha un senso intrinseco di obbligo.

Quando tale obbligo ricade su di te, può sembrare pesante o conflittuale.

 

Perché l'uso eccessivo di “shall” può sembrare strano

Molti studenti, una volta scoperto shall, cercano di usarlo ovunque, specialmente quando parlano delle loro azioni future. Questo è comprensibile, ma nell'inglese moderno spesso suona innaturale o teatrale.

I madrelingua usano raramente “I shall” nelle conversazioni normali, a meno che non stiano scherzando, siano ironici o deliberatamente formali. Ecco perché la maggior parte degli insegnanti consiglia di usare “will” per i piani e le decisioni personali. ‘Shall’ non è sbagliato, è solo marcato, e il linguaggio marcato ha sempre un significato in più.

 

“Shall We Dance?”

La frase “Shall we dance?” è sopravvissuta nelle canzoni, nei film e nella cultura popolare proprio perché cattura l'essenza di “shall”. Non è un piano e non è un obbligo. È un invito che lascia spazio all'accordo. Questa sfumatura emotiva è ciò che “shall” sa fare meglio ed è il motivo per cui esiste ancora.

Ecco, però, la versione originale di questa frase, tratta dal classico musical di Broadway, The King and I:

 

Considerazioni finali: fare i conti con ‘Shall’

Non devi amare “shall” e non devi usarlo così spesso. Ma capirlo ti dà accesso a un livello di inglese che va oltre la grammatica corretta ed entra nel regno del tono, della cortesia e dell'intenzione.

Se “will” è il cavallo di battaglia del futuro, ‘shall’ è il diplomatico. Interviene silenziosamente, negozia il significato e poi si fa da parte. Una volta riconosciuto questo ruolo, “shall” smette di essere fonte di confusione e inizia ad avere senso.

E ora, risolto questo enigma...Shall we move on?